Caro Feltri ti scrivo
Prendo spunto dalla segnalazione di Gilioli
No in effetti, oh care anime pie del Nord con la N maiuscola, non è semplice capire come un’organizzazione criminale che fattura 140 miliardi l’anno possa aiutare l’ascesa di un partito in Italia. Un’organizzazione su scala mondiale, che ha dato direttive alle “famiglie” americane, intessuto rapporti con i malavitosi del sudamerica spartendosi il traffico occidentale della droga, che ha rapporti in Afghanistan per il commercio dell’eroina e che ricicla i soldi nelle aziende delle anime pie del Nord con la N maiuscola, ma come potrebbe mai garantire una serie di favori e finanziamenti a un partito? E Berlusconi – coofondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, rapporti con Mangano “ecc ecc ecc ecc” (cit. di Gaber) – padrone di 3 reti televisive, banche, case editrici ecc ecc, cosa mai avrà potuto offrire in cambio? E’ questa la domanda che si dovrebbe porre, caro dott. Feltri. Ma siamo seri, a lei non interessa ricevere risposte alle sue domande retoriche e tendenziose, vuole solo guadagnarsi lo zuccherino mensile.
Sarebbe il caso di leggerlo Saviano invece di screditarlo.
Ore 8.12
Ore 8.12 e il Tg1 della sera parla degli Ufo a Napoli.
Mussolini usava Gogol
Gogol: semplice errore di pronuncia o sintesi di un’ignoranza latente? L’ennesima sparata del Presidente del consiglio, pochi giorni prima dell’omaggio a Mussolini al vertice Ocse, ridicolizza ancora una volta il nostro paese. Ma l’errore è davvero riconducibile a un semplice problema di pronuncia di un arzillo settantaquattrenne? Eppure Berlusconi stesso ammette la sua profonda ignoranza verso i nuovi sistemi di comunicazione e che si avvale di collaboratori che gli consentono visibilità su facebook e altri social network. Tralasciamo il fatto che anche se avesse pronunciato nella maniera corretta “Google” il suo discorso non avrebbe avuto alcun senso e che il presidente egiziano avrebbe licenziato in tronco il suo interprete. L’Italia ride dello strafalcione del premier, probabilmente pensando che sia del tutto normale, e fa spallucce sospirando un innocuo “ma è Silvio!”. L’errore è di sottovalutare questo clima di ignoranza globale frutto di un sistema mediale mediocre che catechizza alla mediocrità, di un sistema scolastico e universitario costantemente svilito e mortificato, di un sistema politico e istituzionale gretto e inetto che si ripercuotono trasversalmente sulla società. Se gli italiani avessero la lungimiranza che non hanno mai avuto probabilmente comincerebbero a preoccuparsi e ad avere il terrore che i propri figli pronunceranno come prima parola: “Gogol!”.
iPad: l’osmosi made in cupertino

Arriva finalmente negli Apple store di tutta Italia il dispositivo che in tanti hanno sognato: l’iPad. Oggi sia il Corriere online sia la Repubblica.it hanno presentato le loro applicazioni per la “tavoletta” di cupertino.
L’iPad è il dispositivo per chi ama sfogliare giornali digitali e per chi detesta leggerli. Probabilmente da oggi vedrete gente in metropolitana, sui treni, sugli aerei, al parco e alla fermata degli autobus con un iPad in mano intenti a far scorrere il ditino sullo schermo illuminato, convinti che sfogliando e ingrandendo pagine assumeranno per osmosi tutte le notizie dei giornali. La realtà è che non leggeranno nulla se non poche righe di qualche articolo, perché è provato che la lettura su schermo illuminato non sia semplice quanto quella su carta. E dopo aver speso lo stesso prezzo del giornale cartaceo e averci giocherellato per qualche minuto saranno pronti per passare al primo videogioco che gli capita a tiro.
La rivoluzione è in atto.
Il finale di Lost (dopo averlo visto)

Può piacere e può non piacere. C’è chi si aspettava un finale, chi un altro ancora. La verità è che gli autori hanno saputo chiudere la serie con estro e un po’ di sano paraculismo, chiudendo da una parte in maniera ambigua e mantenendo un certa continuità (il)logica nella serie, e dall’altra evitando di spiegare ogni singolo mistero o cavillo inspiegato e inspiegabile.
Il finale di Lost va letto nella maniera meno pragmatica possibile, l’attenzione deve ricadere sul messaggio che vuole lasciare. Non è poi tanto importante scoprire tutto riguardo l’isola, non è fondamentale conoscere ogni singolo aspetto della vita dei personaggi, è importante invece quello che l’isola ha rappresentato per loro, il bagaglio umano ed esperienziale che ogni singolo ha incamerato tramite i rapporti con gli altri.
Sono morti? sono vivi? quando sono morti? dove sono morti? Il tempo e lo spazio, come spiega lo stesso padre di Jack, Christian Shepard (tradotto Pastore Cristiano), è un concetto insensato nella realtà in cui si trovano. Sono morti tutti, chi prima, chi dopo, e si ritrovano tutti lì, in questo luogo di ritrovo raggiungibile solo una volta compreso il proprio destino, giovani come quando si erano conosciuti. C’è stata quindi una realtà in cui ognuno ha avuto successo. Ma questa realtà crolla nel momento in cui si ritrovano uno ad uno, ricordando quanto siano stati fondamentali l’uno per l’altro, “the most important part of your life” dice il padre di Jack al figlio. A questo punto sono tutti pronti per “andare avanti”. Shepard senior raggiunge il gruppo e apre le porte, per dove non ci è dato saperlo, e in fin dei conti non è importante.
Intanto Jack muore sull’isola dopo averla salvata dalle furie di Locke, guardando passare l’aereo sopra di sé chiude soddisfatto gli occhi e lascia terminare, così come era iniziata, la loro storia riguardo l’isola.
In tanti imprecheranno per questo strano finale che lascia molti interrogativi e in realtà in un primo momento sono rimasto deluso anche io. Poi mi sono soffermato a pensare quanto mi avrebbe amareggiato una spiegazione logica e meccanica del significato di Lost, quanto sarebbe stata – in qualunque caso – scarna e piena di falle. Se per diversi motivi ho odiato questa serie, per altrettanti devo dire che mi ha appassionato. E il finale, in fin dei conti, è dannatamente Lostiano.
Partito democratico
Probabilmente le scorse primarie del Pd si trasformeranno in ultimarie.
Scajola free climbing

«Non pagare l’ abbonamento alla televisione pubblica e assumere in nero una baby sitter prima di diventare ministro sono state infrazioni inaccettabili». Queste sono le parole di Cecilia Stego Chilo, ex ministro della Cultura svedese, che nel 2006 si dimise per non aver pagato il canone televisivo e per aver assunto una baby sitter in nero. In Italia, invece, il ministro Scajola può permettersi il lusso di dire che non sapeva nulla, anzi, a sentir lui era convinto che un appartamento di 200 metri quadri nel centro di Roma costasse 610 mila euro. Ora comincia la lunga arrampicata sugli specchi, a seguire gli infausti insulti alla magistratura comunista e la vicenda cadrà nel dimenticatoio. Appena sarà tempo di voti, il suo elettorato dimenticherà tutto e continuerà a sventolare le bandiere della libertà. La solita libertà che legittima a fare quel che si vuole, la libertà di delinquere senza alcun pudore.
Aggiornamento del giorno dopo:
Ok, forse le previsioni non fanno per me: Scajola si è dimesso.
L’impedito

Firmato dal Presidente della Repubblica il legittimo impedimento. Un piccolo passo per Napolitano, un grande passo verso il Kirghizistan.
Non è un pesce d’aprile

A soli tre giorni dalle elezioni regionali il centrodestra è già pronto a pagare il conto dei favori elettorali ottenuti dalla Santa Sede. Nel giro di poche ore sono scoccate le frecce dei neo-presidenti Cota e Zaia che, con parole velate, hanno lasciato intendere la loro linea di pensiero riguardo la Ru486. La situazione è la seguente: in Piemonte gli ordini delle pillole abortive eseguiti dalla Bresso rimarranno inutilizzati in un magazzino, mentre nel Veneto, Zaia, non darà l’autorizzazione né all’acquisto né alla somministrazione. Peccato che ai due geniacci leghisti nessuno abbia spiegato che non è competenza delle regioni decidere se un farmaco già approvato possa o non possa andare sul mercato. A dare man forte ai due c’è lo showman del Pdl, la quintessenza dei Tg, Maurizio Gasparri, che come al solito non perde l’occasione di stare zitto e attacca l’Aifa. Infine a entrare nel merito del discorso c’è anche la fascista, ma moderata, Renata Polverini, che smorza i toni e dichiara che l’assunzione della pillola seguirà lo stesso percorso dell’intervento chirurgico: tre giorni in ospedale (anche se l’intervento è day hospital, ma lei non lo sa) e, qualora non facesse abbastanza male sarà dispensata qualche bastonata sul groppone o al limite un intervento a gamba tesa tra le corsie.
Ma il saldo, in fin dei conti, chi lo paga? Di certo non Cota, né tantomeno Zaia. Come al solito lo pagano le donne, tutte. Vittime ignare di una falla culturale, di un patriarcato indelebile che annulla il pensiero e lo rimanda agli uomini. Gli stessi che spesso, anche troppo, intendono il corpo delle donne come unico strumento di diletto, come ricettacolo del proprio seme o come ventre per la futura prole. Gli stessi che, blaterando di “natura” o di “divino”, pretendono di sindacare su ciò che non possono comprendere, perché proprio la natura o il divino hanno scelto di tenerli all’oscuro. Quello che si profila oggi, anche se per certi versi ci fa ridere, non è un pesce d’aprile.
E il Pd?

Dov’è il Pd? Questa è la domanda che buona parte degli astenuti si è posta nel fine settimana elettorale. La risposta è semplice: il Pd non c’è. L’antiberlusconismo fallisce ancora, non è considerato dall’elettorato un’alternativa di governo, non serve premere sul tasto della moralità per richiamare voti, questo è chiaro da diversi anni ormai. L’etica della politica è una questione che riguarda pochi e che interessa pochissimi, perché l’Italia ha un modo di ragionare tutto suo, ben distinto dagli altri. E’ un Paese in cui il concetto di etica è multiforme, spesso a immagine e somiglianza di chi lo usa. L’antiberlusconismo come questione morale, ovvero il superamento della mediocrità e del paternalismo tipico della destra berlusconiana, deve essere però una precondizione sulla quale fondare la politica del Partito democratico. Aldilà degli errori del Pd, con la Bonino è stata persa una grande occasione, peccato che non tutti se ne siano accorti. Sia chiaro, più in basso di così non siamo mai arrivati e forse non sarà il caso di sfoderare un minimo di ottimismo, ma è proprio una volta toccato il fondo che si comincia a risalire a galla. Ora che il Pdl è rimasto il solo a governare (nel 2013 cominceremo a sfogliare il calendario del nuovo ventennio) non avrà più alcuna scusa (come se ne avesse ancora): il governo, le regioni, le province, i comuni, hanno tutto loro. Sono curioso di vedere, una volta arrivati a fine legislatura, a chi daranno la colpa dei loro ennesimi fallimenti.