E il Pd?

Dov’è il Pd? Questa è la domanda che buona parte degli astenuti si è posta nel fine settimana elettorale. La risposta è semplice: il Pd non c’è. L’antiberlusconismo fallisce ancora, non è considerato dall’elettorato un’alternativa di governo, non serve premere sul tasto della moralità per richiamare voti, questo è chiaro da diversi anni ormai. L’etica della politica è una questione che riguarda pochi e che interessa pochissimi, perché l’Italia ha un modo di ragionare tutto suo, ben distinto dagli altri. E’ un Paese in cui il concetto di etica è multiforme, spesso a immagine e somiglianza di chi lo usa. L’antiberlusconismo come questione morale, ovvero il superamento della mediocrità e del paternalismo tipico della destra berlusconiana, deve essere però una precondizione sulla quale fondare la politica del Partito democratico. Aldilà degli errori del Pd, con la Bonino è stata persa una grande occasione, peccato che non tutti se ne siano accorti. Sia chiaro, più in basso di così non siamo mai arrivati e forse non sarà il caso di sfoderare un minimo di ottimismo, ma è proprio una volta toccato il fondo che si comincia a risalire a galla. Ora che il Pdl è rimasto il solo a governare (nel 2013 cominceremo a sfogliare il calendario del nuovo ventennio) non avrà più alcuna scusa (come se ne avesse ancora): il governo, le regioni, le province, i comuni, hanno tutto loro. Sono curioso di vedere, una volta arrivati a fine legislatura, a chi daranno la colpa dei loro ennesimi fallimenti.